{"id":1292,"date":"2009-07-25T14:40:23","date_gmt":"2009-07-25T13:40:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asblonweb.be\/APED\/CM\/?p=1292"},"modified":"2017-03-06T01:46:35","modified_gmt":"2017-03-06T00:46:35","slug":"pedagogia-per-gli-sfavoriti-o-maneggio-della-precarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.skolo.org\/CM\/index.php\/2009\/07\/25\/pedagogia-per-gli-sfavoriti-o-maneggio-della-precarieta\/","title":{"rendered":"Pedagogia per gli sfavoriti o maneggio della precariet\u00e0 ?"},"content":{"rendered":"<p class=\"post_excerpt\">E\u2019 evidente che della pedagogia della differenziazione (PdD) vi sono\u00a0molteplici realizzazioni. Tante quante sono i suoi fautori. In queste righe<br \/>\nnon intendo farne una rassegna e nemmeno dissertare sulle origini pi\u00f9\u00a0o meno ideali e positive che vi stanno alla base.<\/p>\n<p>Qui di seguito sviluppo alcune rapide note sulla PdD oggi. E sui suoi approdi.<br \/>\nOvverosia sulla sua concreta e odierna realizzazione, in una scuola che\u00a0si vede ridotte le proprie risorse dalle politiche neo-liberiste.<\/p>\n<p>Questo articolo \u00e9 stato pubblicato in precedenza sul sito seguente <a href=\"http:\/\/web.ticino.com\/giovannigalli\/peda.diff.ottimizza.html\" target=\"_blank\">web.ticino.com\/giovannigalli\/peda.diff.ottimizza.html<\/a><\/p>\n<p>Oggi abbiamo una comprensione ed una <em>considerazione del processo di\u00a0apprendimento<\/em> migliore rispetto al passato. Abbiamo imparato a meglio accettare le individualit\u00e0 e abbiamo cercato di meglio integrarle.<br \/>\nOggi abbiamo una comprensione e una <em>considerazione degli allievi\u00a0<\/em>migliore che nel passato: in poche parole la costruzione di una nuova immagine dell&#8217;educazione meno rigida e semplificata che in precedenza (gli allievi\u00a0non sono tutti uguali, non hanno le medesime esigenze formative, bisogna rispettare quelle differenze per meglio gestire gli insegnamenti e gli apprendimenti).<br \/>\nCon questa comprensione dell&#8217;et\u00e0 evolutiva si fa un accordo, una\u00a0nuova maniera di concepire la pedagogia.<br \/>\nLa PdD considera quelle differenze.<br \/>\nLa PdD permette quindi un&#8217;organizzazione delle differenze di sviluppo degli\u00a0allievi, dei ritmi di lavoro, delle acquisizioni, delle differenze e ritmi delle performance.<\/p>\n<p>Molti sono, tra gli insegnanti, gli educatori, i formatori, ecc \u2026\u00a0, coloro che si sono lasciati sedurre dal lato positivo, &#8220;gentile&#8221;\u00a0e idealmente democratico, di questo approccio alle differenze di ritmo e\u00a0di sviluppo degli allievi.<br \/>\nCredono per\u00f2 con questo di mitigare la selezione scolastica, anche\u00a0se c\u2019entra come i cavoli a merenda.<\/p>\n<p>La PdD \u00e9 una amministrazione di quelle differenze; porta un rispetto\u00a0a quelle differenze, senza prevaricarle \u2026 ma senza nemmeno portare una lotta contro di esse!<br \/>\nEssendo la PdD attenta alle differenze di sviluppo, di crescita, di ritmo\u00a0e d&#8217;acquisizioni, si considera che automaticamente sia, &#8211; per questa sua attenzione a quei ritmi &#8211; una pedagogia per gli svantaggiati. Questo \u00e9\u00a0un imbroglio, ci\u00f2 \u00e9 falso.<br \/>\nLa PdD non \u00e9 una democratizzazione della scuola.<\/p>\n<p>Non \u00e9 nient\u2019altro che un\u2019amministrazione e gestione\u00a0della classe, attenta alle differenze di ritmo e di sviluppo degli allievi;<br \/>\nun apparato per gestire delle differenze, per meglio far navigare la classe\u00a0(v. \u201c<em>i vestiti dell\u2019imperatore<\/em>\u201d); un&#8217;amministrazione\u00a0e gestione di compiti da eseguire.<br \/>\nNon \u00e9 votata all\u2019arricchimento della realt\u00e0. Non \u00e9\u00a0votata alla creazione di nuove conoscenze.<br \/>\nNon \u00e9 una pedagogia mirata alla riduzione delle differenze di ritmo\u00a0e di sviluppo degli allievi.<br \/>\nCos\u00ec fatta la PdD non \u00e9 una pedagogia per gli svantaggiati.<br \/>\nTanto meno una pedagogia degli svantaggiati \u2026<br \/>\nE\u2019 sorprendente vedere quanta marmellata viene fatta attorno \u2026<\/p>\n<h2>Se il media \u00e9 un messaggio, quale il messaggio odierno di un\u00a0apparato di lavoro di tal genere?<\/h2>\n<p>Alle nostre latitudini, oggi, questo approccio si realizza fondamentalmente\u00a0ed essenzialmente con un apparato di materiali prescritti, uguali per tutti i suoi cultori ed esecutori, (le schede sono identiche in ogni scuola da\u00a0sud a nord, da est a ovest, tutti i materiali differenziati vengono stampati uguali per tutti, con il benestare delle varie autorit\u00e0 scolastiche).<br \/>\nAltro che attenzione alle differenze!<br \/>\nL&#8217;omogeneizzazione regna dunque padrona.<\/p>\n<p>La PdD vorrebbe seguire i bambini: dare ad ognuno di loro delle effettive,\u00a0concrete e reali opportunit\u00e0 di crescita. Ma dare classatori o schedari differenziati (con percorsi alternativi, ecc \u2026) non significa seguire\u00a0i bambini. Dare percorsi differenziali ed artefatti che comportano il solo scopo di essere ripercorsi da ogni singolo allievo, dare schede pi\u00f9\u00a0o mene facili (o difficili) non significa seguire i bambini.<br \/>\nO almeno non lo significa ancora. E&#8217; questa una banalizzazione \u2026<br \/>\nE&#8217; una deriva neo-comportamentista, totalmente concentrata e innestata sulla\u00a0padronanza e la compilazione di schede e schedari (certamente differenziati),\u00a0di classatori con percorsi multipli (a seconda delle esigenze) \u2026 da\u00a0eseguire principalmente in maniera individuale, meccanizzata e ritualizzata.<br \/>\nDeriva che poi nulla ci dice del costruttivismo sociale (Doise, Mugy, Carugati)\u00a0o di Vygotskij \u2026<\/p>\n<p>Seguire i bambini \u2026 Si tratterebbe di ascoltarli, di organizzare\u00a0assieme a loro i loro apprendimenti, di aiutarli nella loro organizzazione,\u00a0ecc \u2026<\/p>\n<h2>Se il media \u00e9 un messaggio, quale il messaggio odierno di un\u00a0apparato di lavoro di tal genere?<\/h2>\n<p>Bisogna ben interrogare la relazione che un apparato di tal genere intrattiene\u00a0con le impostazioni derivate dall&#8217;ideologia dell&#8217;ottimizzazione e della razionalizzazione delle risorse.<br \/>\nOggi la differenziazione funziona nelle menti dei novelli amministratori\u00a0della pubblica istruzione. Eccome! Alle nostre latitudini, dopo un inizio lento, si pu\u00f2 ben dire che sia ben rodata ed oliata.<br \/>\nLe politiche neoliberiste guardano con favore a tali approcci.<br \/>\nNon<a name=\"a\"><\/a> lesinano a ricuperare strumentalmente le \u201cnovit\u00e0&#8221;\u00a0<a href=\"#primo\">1<\/a> che esse avevano lasciato intravedere a quei docenti<br \/>\nche si ritrovano fra i pi\u00f9 creativi.<br \/>\nIn verit\u00e0 la PdD funziona eccome! Funziona cos\u00ec bene che si\u00a0pu\u00f2 applicarla senza troppi patemi in classi di 24-25 allievi. Il\u00a0materiale differenziato, ed oggi omologato, non richiede necessariamente\u00a0classi ridotte (ad esempio di 15 allievi come sperimentato nel programma\u00a0STAR).<br \/>\nDiciamo la verit\u00e0: questa differenziazione realizzata in classi con\u00a0grossi organici non permette di seguire gli allievi.<br \/>\nQuella differenziazione si gioca sulle loro spalle. Quella differenziazione\u00a0si prende gioco delle loro singolarit\u00e0.<\/p>\n<h2>Allora, quali gli insegnamenti che ci d\u00e0 la PdD?<\/h2>\n<p>Ebbene da queste pratiche emergono questi significati:<\/p>\n<ol>\n<li>L&#8217;organizzazione differenziata del curricolo \u00e9 un\u2019operazionedi razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse. In s\u00e9 e per s\u00e9, potremmo anche dire, non ha nessuna valenza, n\u00e9 positiva,\u00a0n\u00e9 negativa. Concediamo pure questa ipotesi, ma per la PdD, non per l\u2019ottimizzazione \u2026 La sua valenza dipende dal contesto di lavoro e dallo spazio\/tempo che tale\u00a0organizzazione del lavoro prende. Quando queste razionalizzazioni ed ottimizzazioni\u00a0diventano eccessive, possiamo ben vedere come tali impostazioni siano strumentali\u00a0a una dislocazione del lavoro in senso individualista e competitivo; di\u00a0riduzione dei servizi e di centralizzazione<br \/>\nIn questo contesto la PdD arriva come il cacio sui maccheroni: si pu\u00f2\u00a0realizzare in classi numerose e adotta gli stessi materiali uguali per tutti i docenti.<\/li>\n<li>La realizzazione di percorsi differenziati diventa principalmente una\u00a0amministrazione certificativa che non fa l&#8217;economia delle differenze di sviluppo. I precari &#8220;differenziati&#8221; (gli svantaggiati, i deboli,\u00a0i molto deboli) vengono cos\u00ec stigmatizzati e si ritrovano in una\u00a0dinamica che cristallizza la loro debolezza. Si ritrovano intrappolati in\u00a0una dinamica che introduce le loro difficolt\u00e0 in una dimensione statica. In questo senso la PdD non \u00e9 nient\u2019altro che <em>una garanzia\u00a0<\/em>della loro precariet\u00e0.<\/li>\n<li>La selezione scolastica \u2013 insomma: l\u2019insieme dei meccanismi\u00a0e delle condizioni che la producono \u2013 vede asetizzato il suo destino.<br \/>\nIl cambio<a name=\"b\"><\/a> teorico di paradigma \u00e8 li tutto da valutare\u00a0nella sua futura crescita: invece di contrastare la selezione si passer\u00e0\u00a0alla sua gestione <a href=\"#secondo\">2<\/a>?<\/li>\n<li>Se consideriamo che le differenze di percorsi sono poi socialmente correlate,\u00a0ne consegue come la realizzazione della PdD porti a dei curricoli speciali\u00a0per i figli dei ceti bassi. Oggi la PdD si attua a scapito dei loro diritti. Una questione \u00e9 la concretizzazione della PdD a costi zero (o men\u00a0che zero, visto i tagli progressivi alla pubblica educazione). Altra cosa sarebbe se quest&#8217;approccio trovasse riscontro in contesto scolastico depurato. Vale a <a name=\"c\"><\/a>dire: un contesto attivo, cooperativo, di pedagogia\u00a0della ricerca \u2026 e di ricupero del ruolo dell&#8217;esperienza quale vettore\u00a0di apprendimento <a href=\"#terzo\">3<\/a>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ecco che non cambia nulla alle condizioni di partenza, fatte di ineguaglianze\u00a0\u2026 non necessariamente tiene conto delle reali condizioni sociali, culturali degli allievi.<br \/>\nLa tanto declamata attenzione alle differenze diventa una indifferenza alle\u00a0differenze, perch\u00e9 nulla pu\u00f2 fare per modificare i spontanei\u00a0ritmi lenti dei meno &#8220;abbienti&#8221; \u2026<br \/>\nLa selezione potr\u00e0 cos\u00ec realizzare pacificamente &#8211; vale a\u00a0dire senza sensi di colpa &#8211; il proprio destino. Non sono gli insegnanti\u00a0a selezionare, non \u00e9 l&#8217;istituzione a essere cattiva &#8211; l&#8217;istituzione\u00a0\u00e9 neutra: certifica la situazione in maniera oggettiva &#8211; sono gli\u00a0allievi (figli di operai, stranieri, disoccupati, ecc ) che non ce la fanno\u00a0a marciare pi\u00f9 rapidamente.<br \/>\nEcco la selezione mascherata da meritocrazia.<br \/>\nEcco la selezione scolastica scomparire? purgata, bonificata e purificata\u00a0come in un incanto!<\/p>\n<p>Eccola poi una razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse: gli insegnanti\u00a0sono dispensati (con questo apparato) del ricupero dei ritardatari. Anzi gli permetteranno di funzionare a loro buon gradimento \u2026 e anche un\u00a0maestro ben intenzionato si sentir\u00e0 (comunque) alleggerito dal compito di aiutare chi fa fatica, perch\u00e9 comunque c&#8217;\u00e8&#8217; uno <a name=\"d\"><\/a>schedario\u00a0che aiuta l&#8217;allievo \u2026 <a href=\"#quarto\">4<\/a><br \/>\nBisogna invece energicamente rifiutare e denunciare l&#8217;abbandono implicito\u00a0degli allievi &#8220;differenziati&#8221; (coloro che hanno sviluppato minori\u00a0attitudini e apprendimenti scolastici \u2026), criticare e denunciare il\u00a0carattere strumentale dell&#8217;individualismo e dell&#8217;ottimizzazione delle risorse\u00a0che questo approccio riveste nella nostra scuola post-turbo-capitalista\u00a0(o come la volete chiamare).<\/p>\n<p>Nei fatti, nella pedagogia reale, non quella dogmatica o idealizzata, questa\u00a0pedagogia differenziata (ma possiamo ancora considerarla una pedagogia?)\u00a0non \u00e9 una pedagogia per gli allievi che provengono da ambienti sfavoriti.<br \/>\nE ci\u00f2 anche se taluni onesti e generosi promotori l&#8217;hanno creata\u00a0e considerata proprio a partire da quegli allievi.<br \/>\nSe (non \u00e9 detto che le intenzioni dei promotori siano le motivazioni\u00a0degli attori), se la PdD permette di capire meglio le differenti e molteplici necessit\u00e0 educative, non significa che faccia l&#8217;economia di quelle\u00a0differenze, principalmente facendo giustizia di quelle differenze.<br \/>\nFavorisce certamente una organizzazione del lavoro pi\u00f9 corretta,\u00a0consona alle singole competenze degli allievi. Ma non cambia per nulla la loro quotidianit\u00e0, il loro approccio agli apprendimenti, e cos\u00ec\u00a0via.<br \/>\nIn verit\u00e0 non fa che certificarle. Nell&#8217;attuale disordine delle cose,\u00a0nell&#8217;attuale disordine della realt\u00e0 classista attuale, l&#8217;innocente idealismo che la sorreggeva, rischia di cascare, realizzando uno strumento\u00a0classista.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e9 peggior cieco di chi non vuol vedere.<br \/>\nSe il passaggio dalla idealit\u00e0 romantica di rispetto del debole alla\u00a0quotidiana pratica reale della detta PdD (e viceversa) non ha nulla di una condivisione <a name=\"e\"><\/a>concreta, esplicita, cercata e cosciente, essa\u00a0diventa ciononostante una abdicazione rispetto la democratizzazione della formazione dei giovani <a href=\"#quinto\">5<\/a>.<\/p>\n<h2>Post scriptum<\/h2>\n<p>Vorrei che le cose siano ben chiare, a rischio\u00a0di ridondanza.<br \/>\nAnche qua non si venga a fare una marmellata o strumentalizzare biecamente\u00a0queste mie considerazioni. Si presti quindi ancora qualche minuto d\u2019attenzione.<br \/>\nChe la PdD sia utile e necessaria viene dimostrato dai fatti!<br \/>\n100 anni di scuola pubblica dovrebbero bastare per far capire che non si\u00a0possono imporre ritmi di apprendimento uguali per tutti.<\/p>\n<p>Sono invece le derive concrete e quotidiane della PdD ad essere in causa\u00a0(derive o premesse?);<br \/>\nquelle <em>pedagogiche<\/em>,\u00a0di stampo behaviorista, meccanicista; quelle che non considerano i soggetti,\u00a0ma solo l\u2019<em>oggetto materiale<\/em> dell\u2019apprendimento &#8211; l\u2019apparato,\u00a0che sia un manuale o uno schedario o l\u2019organizzazione degli schedari,\u00a0propagato, generalizzato, omologato ed uniforme per tutti; in questo senso\u00a0trova purtroppo terreno fertile l&#8217;idea di una sostanziale isomorfia tra\u00a0conoscenza certificativa dei livelli e conoscenza degli allievi,\u00a0quelle <em>culturali<\/em>,\u00a0dove al soggetto si antepone l\u2019apparato, o vi si sostituisce; dove\u00a0alla comprensione dell\u2019allievo, dei suoi ritmi, dei suoi bisogni,\u00a0delle sue motivazioni, si sostituisce la comprensione dell\u2019amministrazione\u00a0mirata e razionale,\u00a0e quelle <em>economico politiche<\/em>,\u00a0fatte di globalizzazione, di razionalizzazione, di ottimizzazione delle\u00a0risorse, che si traducono inesorabilmente nella riduzione delle risorse\u00a0e nell\u2019aumento degli oneri.<\/p>\n<p>Credere di aiutare gli allievi deboli rispettando i ritmi spontanei di\u00a0sviluppo \u00e8 una falsa coscienza.<br \/>\nLa quadratura del cerchio viene poi a compiersi nella sua completezza (si\u00a0fa per dire) quando, dal \u201crispetto\u201d dei ritmi spontanei di sviluppo,\u00a0si passa, al \u201cfavorire\u201d i ritmi spontanei \u2026<br \/>\nIn verit\u00e0 la locuzione \u201cspontaneo ritmo di sviluppo\u201d\u00a0\u00e8 un falso ideologico. E una trappola metodologica. E\u2019 una\u00a0favola pedagogica. E\u2019 un costrutto basato sul condizionamento operante.<br \/>\nNon esistono \u201cspontanei\u201d ritmi di sviluppo. Questi ritmi sono\u00a0sempre una risultante storicamente determinata. Determinata dalle vicende biografiche del soggetto, da una realt\u00e0 pi\u00f9 o meno felice\u00a0determinante la storia dell\u2019allievo, del suo \u201cbagaglio\u201d\u00a0per dirla in termini spicci.<\/p>\n<p>Neutralizzare il classismo, dotarsi di un democratico (si fa per dire)\u00a0manto gestionario \u2026 tutto questo ha un fetente odore di restaurazione.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 la scuola non \u00e8 fatta per amministrare gli spontanei\u00a0ritmi di sviluppo. Dovrebbe esser fatta per stimolare gli allievi, arricchire\u00a0le loro conoscenze, dotarli di un ricco apparato di pensiero, smuovendoli\u00a0dalle loro fissazioni, dai loro errori e dalle loro erronee costruzioni\u00a0della realt\u00e0.<br \/>\nE\u2019 grave la confusione che viene a farsi tra ritmi ed obiettivi di\u00a0sviluppo. Se i primi sono differenti che dire dei secondi?<\/p>\n<p>Si pone una analogia.<br \/>\nL\u2019incognita della PdD \u00e8 analoga ai rapporti \u2013 e agli\u00a0approcci &#8211; che vengono a costituirsi tra centro e periferia.<br \/>\nAbbandoniamo forse le periferie al loro degrado? Pardon, favoriamo lo \u201cspontaneo\u00a0ritmo di sviluppo delle periferie?<br \/>\nIn verit\u00e0 oggi la scuola non ha tanto bisogno di differenziazione,\u00a0ma di investimenti massicci.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">1)<a name=\"primo\"><\/a> Che novit\u00e0\u00a0poi non sono. In verit\u00e0 non sono altro che una riedizione locale\u00a0degli approcci neo behavioristi all\u2019insegnamento che gi\u00e0 esistevano<br \/>\nnegli anni 60 dapprima negli USA e poi in Europa \u2026 Il sottoscritto\u00a0ricorda i \u201cQuaderni di pratica del calcolo\u201d, in verit\u00e0<br \/>\ndegli schedari, che eseguiva 40 anni or sono alle scuole elementari. <a href=\"#a\">torna\u00a0al testo<\/a><br \/>\n2) <a name=\"secondo\"><\/a>Altro che accontentarsi, accettare e perseguire\u00a0&#8211; con il pi\u00f9 bieco spirito romantico e missionario &#8211; i ritmi spontanei\u00a0ed individuali degli allievi!<br \/>\nCosa dovranno dire i genitori che vedranno il profilo scolastico \u201cdifferenziato\u201d\u00a0del loro figlio?<br \/>\n<em>Qui si tratta di creare pedagogie che siano un grido di riscossa!\u00a0<\/em><em>E la prima pedagogia deve richiedere con grande orgoglio e determinazione\u00a0riforme profonde strutturali della scuola.<\/em> <a href=\"#b\">torna al testo<\/a><br \/>\n3)<a name=\"terzo\"><\/a> Non con quei simulacri di esperienze che propongono\u00a0la maggior parte delle schede. Oggi, la descrizione dell\u2019esperienza\u00a0viene invece regolarmente ed inesorabilmente a sostituirsi all\u2019esperienza.\u00a0<a href=\"#c\">torna al testo<\/a><br \/>\n4)<a name=\"quarto\"><\/a> E come biasimarlo \u2026 Non si pu\u00f2 continuare\u00a0a caricare i docenti di nuovi oneri.\u00a0Si aumentano gli allievi per classe, si riducono le ore di italiano, si<br \/>\naumenta l\u2019onere lavorativo, ecco tre subdoli alleati (fra altri) della\u00a0selezione \u2026 <a href=\"#d\">torna al testo<\/a><br \/>\n5) <a name=\"quinto\"><\/a>Fra altri articoli del sottoscritto connessi al\u00a0tema trattato cfr., <a href=\"differ.htm\">Differenziazione dei programmi\u00a0e prossimalit\u00e0 dell&#8217;apprendimento<\/a>, 1997, <a href=\"vestiti.htm\">Ivestiti dell&#8217;imperatore. (Il soggetto tra globalizzazione ed individuazione)<\/a>,\u00a02000 <a href=\"scarpe.htm\"> \u2026 scarpe rotte, eppur bisogna andar! Indizi\u00a0e considerazioni sulla democraticit\u00fd della scuola<\/a>, 2004 <a href=\"#e\">torna\u00a0al testo<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> E&#8217; evidente che della pedagogia della differenziazione (PdD) vi sono<br \/>\n      molteplici realizzazioni. Tante quante sono i suoi fautori. In queste righe<br \/>\n      non intendo farne una rassegna e nemmeno dissertare sulle origini pi&ugrave;<br \/>\n      o meno ideali e positive che vi stanno alla base.<\/p>\n<p>      Qui di seguito sviluppo alcune rapide note sulla PdD oggi. 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